Belgio – Tariffa differenziata nelle vetrine del peccato
Léon Bertoletti
Diario: Anno XI - numero 43 - 10 Novembre 2006
L’Unione europea si spezza sui materassi di Rue d’Aerschot. È la strada di Bruxelles con le ragazze in vetrina. Ci vuole mezz’ora per percorrerla a passo deciso: senza fermarsi a sfogliare il catalogo di lingerie e di corpi, senza lasciarsi sedurre dagli sguardi al miele.
Bastano invece pochi minuti per accorgersi che qui – nella capitale d’Europa, a fianco della Gare du Nord – le regole non sono uguali per tutti. Nei moderni palazzi dell’europotere, i burocrati si affannano a spiegare che tutti i cittadini, sotto la bandiera blu con il cerchio di stelle, hanno diritto a un trattamento identico. Ma la folla di maschietti che accorre per le tentatrici, dal pomeriggio alle ore piccole, sa perfettamente che in Rue d’Aerschot la regola non vale. I clienti pagano tariffe diverse in base alla nazionalità. E le «signorine» sono abili a capire da dove vieni e quanto devi sborsare.
Dietro il vetro, con manine diaboliche, fanno a tutti lo stesso cenno: tre o quattro. Traduzione: ci sto per 30 o 40 euro. Ma il prezzo dell’approcio salta non appena chi abbocca all’amo varca le porticine del peccato. La ragazza prescelta e la ruffiana – una vecchia solitamente dedita all’uncinetto, su una poltroncina in penombra – scrutano l’avventore, ascoltano come parla, lo soppesano sorridendo maliziose. Così stabiliscono la quota. Per portoghesi e spagnoli il rincaro dell’ingresso è minimo. A loro bastano 50 euro per ottenere un lasciapassare per il paradiso, modestamente collocato dietro una tenda scura. I francesi devono invece sganciarne almeno 60. Tedeschi, austriaci e svedesi tra i 70 e gli 80. Agli italiani, pochi minuti di piacere costano più che a tutti gli altri: sempre intorno al centone.
«Sono più focosi, devono pagare di più», spiega Michelle in un francese incerto. È una biondina scialba, magra. Il silicone ha compiuto miracoli sul suo petto. Giustifica le altre tariffe così: «Gli europei del Nord non hanno iniziativa, basta fare qualcosa. I francesi vanno di fretta. Gli altri sono spesso ubriachi, non si accorgono nemmeno di quel che fanno».
Annuisce la «collega» Marussia, una rossa picchiettata di efelidi. Svela di avere una tecnica particolare per individuare la cittadinanza dei clienti, insomma per distinguere Pedro da Philippe e Ludwig da Antonio. «Guardo», dice, «le scarpe. Gli italiani le hanno sempre più belle e lucide».
A proposito di Europa, le «diavolesse» vengono quasi tutte dall’Est. Tifano spudoratamente per l’ingresso dei loro Paesi nell’Ue. Ma non sono interessate a sapere se vi siano delle condizioni da rispettare, per i lavoratori comunitari, anche sul piano tariffario. E anche quando la prestazione è ben diversa, evidentemente, da quella del noto idraulico polacco.

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