Canada – L’anima degli husky perseguita gli Inuit

Paola Bernardini

Diario: Anno X - numero 8 - 25 Febbraio 2005

Gli sciamani Inuit stanno lottando con incantesimi e amuleti per non soccombere agli spiriti degli animali uccisi. Ma non bastano tamburi, sonagli e maschere per frenare la rabbia delle centinaia di cani husky soppressi negli ultimi 50 anni a colpi di fucile, per bloccarne la sovrariproduzione o perché diventati inutili con l’arrivo delle motoslitte.

Ai nativi del Québec questo massacro pesa e non riuscendo a scacciare gli spiriti dei cani morti puntano il dito contro il governo che ne ha imposto la soppressione. Al loro rimorso si aggiunge ora la decisione dei vecchi capi tribù, presa nel chiuso di una tenda e al suono dei flauti come tradizione richiede: i nativi vogliono le scuse ufficiali del governo del Québec e un risarcimento per tutti i cani da slitta che sono stati costretti a uccidere, o che sono stati uccisi da squadre di poliziotti. I governanti francofoni non sanno da che parte cominciare, anche perché gli Inuit hanno paragonato il massacro dei cani agli internati giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.

«Il nostro popolo ha diritto allo stesso trattamento perché le imposizioni del governo hanno distrutto la nostra cultura e il nostro modo di vivere», dice Pita Aatami, presidente del Makivik Corporation, sodalizio che rappresenta i circa 10 mila Inuit del Québec che risiedono a nord del cinquantacinquesimo parallelo, nel territorio di Nunavik. Secondo la Aatami i nativi della zona non possono cacciare in zone impervie senza l’aiuto dei cani e di conseguenza non possono provvedere alla sopravvivenza delle loro famiglie. Questo spingerebbe molti Inuit a ubriacarsi dalla mattina alla sera facendoli cadere in uno stato depressivo carico di incubi e costringendoli a sopravvivere con il solo assegno del welfare.

«Le motoslitte hanno preso il posto degli husky», spiega ancora la Aatami, «ma per gli Inuit non è la stessa cosa, i nostri cani hanno spesso salvato la vita di molti di noi rimasti intrappolati nella tundra, hanno riportato a casa giovani cacciatori feriti, hanno evitato a molti altri di perdersi nelle bufere di neve o di finire in zone pericolose. Questi marchingegni meccanici non possono sostituire i cani che hanno un grandissimo senso dell’orientamento e che sanno proteggere i loro padroni anche dagli animali feroci. Ecco perché il governo del Québec deve riconoscere i propri errori, deve smetterla con la soppressione dei cani e deve chiederci scusa come ha già fatto nel 1988 dando un risarcimento di 21 mila dollari a ogni sopravvissuto giapponese rinchiuso durante la guerra».

Il leader del Parti Quebecois, Gilles Duceppe, vuole un’inchiesta pubblica, il portavoce del ministro federale Anne McLellan dice che non ci saranno né scuse né risarcimenti, i nativi hanno tirato fuori le pitture rosse, quelle di guerra.

TAGS: , , , ,

0 Commenti



Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia un commento


Canada – L’anima degli husky perseguita gli Inuit