Como – L’importanza di chiamarsi Silvio Berlusconi

Pietro Berra

Diario: Anno V – numero 15 – 12/18 Aprile 2000

Oneri e onori di chiamarsi Silvio Berlusconi senza essere il Cavaliere. È la storia di un uomo di 46 anni che abita a Veniano, in provincia di Como, che, ironia della sorte, di mestiere fa l’operaio ed è pure interista. Di beffe, dice, ne ha dovute subire parecchie per questo scherzo del destino e allora, come lo iettatore di Pirandello, da quando l’omonimia è diventata di pubblico dominio ha cercato di far fruttare l’apparente sfortuna. Nel gran calderone della campagna elettorale per le regionali l’omonimo di Sua Emittenza si è conquistato una pagina sul Corriere di Como, quotidiano locale distribuito col Corriere della Sera.

Come far fruttare il caso. La sua «indesiderata notorietà» pare sia nata quando l’imprenditore di Arcore ha deciso di «scendere in campo», prima nello sport e poi in politica. «Ho cominciato», rivela al «Corrierino», «a ricevere telefonate di persone che, scambiandomi per il dottor Berlusconi, quello vero intendo, pretendevano di parlare con me di importanti questioni politiche». E fosse soltanto questo il prezzo da pagare per fregiarsi di cotanto nome. «Purtroppo», aggiunge Berlusconi, quello senza titoli accademici, «devo fare i conti anche con scherzi e con telefonate volgari». Al punto che, confessa, «più di una volta ho avuto la tentazione, per difendere la mia privacy, di togliere il nome dall’elenco telefonico». Non lo ha fatto perché, scrive l’autrice dell’articolo, «alla fine ha sempre prevalso la volontà di vivere l’omonimia alla luce del sole, ridendoci sopra». E magari trarne qualche beneficio. «Ormai non me la prendo più», le fa eco il diretto interessato, «nemmeno per le tante battute dei miei compaesani e dei miei colleghi».

Lo abbiamo contattato anche noi di Diario per capire che tipo di messaggi gli arrivino dagli ammiratori e dai detrattori del Cavaliere e, soprattutto, in che quantità. Berlusconi sembra davvero disponibile e pronto a riderci sopra come afferma il Corriere di Como: «Non c’è problema», assicura, «posso raccontarvi molti particolari che in quell’intervista non ho detto. Se venite a trovarmi, vi do anche qualche fotografia». Pure all’invadenza dei giornalisti ha fatto il callo, perché, racconta, nel 1991 si sono occupati di lui Tv Sorrisi & Canzoni» e Canale 5 e, nel 1996, anche Il Giornale. Ma in chiusura di telefonata aggiunge una postilla: «Dovete darmi un compenso. Mi accontento anche di un abbonamento alla vostra rivista. Lo hanno fatto tutti, vi posso mostrare le ricevute». «Queste», chiosa con un tono meno confidenziale, «sono le mie condizioni. Altrimenti niente foto e niente storia». Arrivederci e grazie.

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