Gli studenti fuorisede? Che strano, dormono in piedi

Fabrizio Geremicca

Diario: Anno XI - numero 35 - 15 Settembre 2006

Nicola R., pugliese della provincia di Bari, iscritto alla facoltà di Architettura della Federico II, è uno dei 55 mila studenti universitari che prendono in affitto una stanza o un posto letto a Napoli, per frequentare i corsi. Lucani, calabresi, pugliesi, casertani, avellinesi, beneventani. Vive con altre quattro persone in una casa a Montecalvario, nel centro storico. Non ha mai visto un contratto. «Qualche tempo fa», racconta, «ho ricevuto a casa, in Puglia, un questionario della guardia di Finanza. Chiedevano di indicare dove avessi soggiornato, a Napoli, dal 2000 in poi, se avessi stipulato un contratto, chi fossero i proprietari». Nicola informa i padroni di casa. Marito e moglie, lei professoressa in pensione, lui responsabile vendite di una multinazionale, intascano ogni 30 giorni 1.500 euro di affitto e non pagano un centesimo di tasse. La casa è intestata ai figli. Ricorda lo studente: «Mi hanno detto che se avessi dichiarato il vero avrebbero dovuto pagare almeno 30 mila euro di sanzione. Hanno aggiunto che se non avessi mentito mi avrebbero concesso sette giorni di tempo per andare via, con gli altri coinquilini. Non me la sono sentita». Scrive perciò nel questionario che a Napoli ha vissuto e vive ospite di amici. Lo chiude in busta e lo porta alla Finanza. Come lui, si è comportato un terzo quasi degli universitari fuorisede ai quali le Fiamme Gialle hanno spedito le lettere. «Su 3.654 modelli inviati», riferiscono al Comando provinciale della Guardia di Finanza, «ce ne sono stati restituiti compilati 2.423. Oltre 1.000 (41,48 per cento) studenti hanno sostenuto che tornano ogni giorno nella loro casa di residenza e quindi non hanno mai avuto bisogno di affittare casa a Napoli. Tra questi, pure persone che risiedono in Basilicata, in Calabria, in Puglia. Settecentoquindici (29,51 per cento) hanno dichiarato di alloggiare presso parenti o amici napoletani. Centosessanta persone (6,60 per cento) hanno scritto che non hanno mai frequentato l’Università, per cui non hanno preso in affitto un alloggio. Solo 543 studenti, il 22,41 per cento, hanno riportato sul questionario notizie utili per sviluppi operativi». Partendo da qui, la Finanza ha effettuato 153 verifiche fiscali. Due terzi hanno messo in luce affitti non registrati o registrati per importi di gran lunga inferiori alla realtà. Dati che non stupiscono Antonio Ruotolo, segretario del sindacato inquilini Sunia: «In tanti anni mi sarà capitato di vedere solo tre o quattro contratti registrati». Nel 2004 un’ indagine dell’Unione degli universitari stimava il costo di un posto letto non meno di 200 euro, una singola da 250 fino a 400. E i prezzi sono cresciuti del 69 per cento in cinque anni. Ciò che non cresce sono i posti nelle residenze universitarie: solo 300.

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