Il sentiero delle tentazioni

Alberto Ferrigolo

Diario: Anno V – numero 16 – 18/25 Aprile 2000

Da qualche tempo nella città della pace si sta combattendo una guerra. L’oggetto della contesa è la costruzione di un’«antica» strada pedonale di appena 2,8 chilometri per unire il piccolo paese di Santa Maria degli Angeli alle pendici della minuscola Assisi. Un «percorso ideale», meglio, spirituale, sulla via di San Francesco, così come lo concepisce il sindaco Giorgio Bartolini, eletto con il Polo nel 1997, e che dovrebbe correre accanto alla statale Porziuncola, dritta come un fuso, e sorgere su di un vecchio tracciato medievale, parzialmente e malamente venuto alla luce, per qualche metro, durante alcuni lavori di scavo. E fin qui nulla da eccepire. Solo che i due chilometri e otto, nelle intenzioni della giunta comunale, dovrebbero essere di mattoncini «rosso Impruneta», località di antiche fornaci e della ditta Sannini in particolare, messi in vendita ciascuno a 85 mila lire, con sopra inciso nome, cognome e città di appartenenza del singolo acquirente. Una specie di «sottoscrizione». L’opera, per prima cosa, viene ritenuta a forte impatto ambientale, anche se per la verità le attenzioni maggiori si sono subito focalizzate sul meccanismo di reperimento dei finanziamenti per il progetto: la vendita dei mattoni e il loro prezzo unitario. Tanto che circola come un tormentone il seguente interrogativo: «Ma quanto potrà mai costare un mattone?».

Teoricamente, si dice, per coprire i 2,8 chilometri di passeggiata ci vogliono all’incirca 400 mila mattoncini, che, moltiplicato per 85 mila, portano concretamente il costo del sentiero spirituale a ben 34 miliardi di lire. Contando che il prezzo di un mattoncino potrebbe oscillare da un minimo di 600 a un massimo di mille lire, il costo reale dell’opera dovrebbe essere invece compreso tra i 51 e gli 85 milioni. Ma gli altri 33 miliardi e 900 e rotti milioni di differenza dove finiscono? «Royalties», risponde serafico il sindaco. «Per realizzare l’opera dovevamo ricorrere necessariamente ai privati. Di solito si accende un mutuo e si dà l’incarico per il progetto, ma noi non potevamo seguire questa strada perché non avevamo soldi. Il nostro è un comune piccolo e povero», dice con tono vagamente francescano il dottor Giorgio Bartolini, «e per raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissi l’unica via era dar vita a una S.p.a. tra Comune e privati nella quale il primo fa in modo tale di prendere il più possibile lasciando alla società margini di guadagno normali…, tolte spese, accantonamenti, imprevisti».

Un mattone, ma non per Assisi. Già, la Società per azioni. È proprio sulla «Assisi Giubileo 2000 S.p.a.», in tutto 200 milioni di capitale – il 51 per cento delle azioni in mano all’amministrazione pubblica e il rimanente suddiviso tra una ottantina di soci, in prevalenza imprenditori umbri, il resto sparsi un po’ ovunque lungo la penisola – che si concentrano le attenzioni. Anche quelle della magistratura di Perugia, che dopo aver ricevuto numerose segnalazioni, lettere e proteste sulla legittimità dell’iniziativa «Un mattone per Assisi», nello scorso febbraio ha dovuto aprire un fascicolo, «modello 45», cioè un’inchiesta semplice «senza notizia di reato», per verificare le zone d’ombra segnalate dai cittadini. Presidente della «Assisi Giubileo 2000» è un nome illustre del mondo della pasticceria a Perugia, specie del biscotto: quell’Angelo Colussi che oggi vive più all’estero che in patria e che ormai ha interessi in più rami d’industria. Scopo della S.p.a., tuttavia, è quello di promuovere (come se ve ne fosse necessità) l’immagine di una città, Assisi, che è già di per sé universale e universalmente nota.

L’idea della «mattonata», come ormai tutti la chiamano, è di fatto il primo atto ufficiale di una certa importanza della giunta del Polo delle libertà eletta nella primavera del 1997 scalzando il governo della sinistra arrivato dopo lunghi anni di ininterrotta guida democristiana. «Assisi è pur sempre una cittadina con 7, 8 tra suore e monaci», annotano in paese. E l’atto viene siglato proprio in agosto, a pochi mesi dal terremoto che ha frustato l’Umbria e messo in ginocchio la sua popolazione. Nel turbinio di detriti, polveri, distruzione e cantieri per la ricostruzione, il sindaco Bartolini, commercialista, ex democristiano, tornato dopo 25 anni di lontananza dalla politica di nuovo agli onori della ribalta sull’onda della riscossa berlusconiana, pensa bene di infilare, tra le tante sottoscrizioni, anche il progetto della strada spirituale a mattonicini personalizzati.

Ma l’idea non è tutta farina del suo sacco. C’è infatti un suggeritore neanche tanto occulto, Egidio Ballerini, originario di La Spezia, che ha solcato per lunghi anni i campi di calcio della serie A in qualità di arbitro. Oggi fa il pubblicitario. Ne parla al sindaco, il quale aveva già in mente di personalizzare in qualche maniera le opere della ricostruzione post-terremoto. La vecchia strada del 1400 può essere l’idea giusta. L’obiettivo è di inserire l’opera dentro il più vasto programma di interventi pubblici per l’anno giubilare. E con l’ipotesi di non limitarsi solo ai 2,8 chilometri. In cuor suo il sindaco vorrebbe creare altre strade che si dipartono dalla «mattonata» ottenendo così delle «stazioni» intermedie, delle fermate per ammirare il paesaggio. Per riflettere meglio sull’opera del Santo. «Peccato però che il Giubileo ha completamente tagliato fuori Assisi», si rammarica ora con piglio polemico il sindaco. «Il culto ha avuto i suoi soldi, il Comune nemmeno una lira. Eppure noi avevamo in programma progetti per 130, 150 miliardi di lire. Abbiamo avuto solo 8 miliardi per quattro opere minori… a Roma c’è stata una spartizione non in base allo spirito della legge che parlava chiaramente di “itinerari francescani”…». Tant’è.

Lui, comunque, va dritto per la sua meta. Così il 22 settembre 1999 fa approvare dal consiglio comunale la delibera n. 195 che ratifica la procedura per l’affidamento dell’incarico di progettazione, e le relative variazioni di bilancio, per la costruzione dell’opera. A novembre la giunta dà mandato di formulare il progetto a uno studio di Gubbio che risulta secondo classificato nella gara d’appalto, subentrando così all’architetto Mario Botta, primo classificato, che declina invece l’offerta, ufficialmente a causa dei numerosi impegni di lavoro. E su per giù in quello stesso periodo parte anche la campagna promozionale «un mattone per Assisi». Compare nei negozi e nei bar il dépliant, otto paginette che si aprono con una frase di Giovanni Paolo II: «Ad Assisi sono le pietre a parlarti e narrarti esempi senza fine di virtù e santità»; e parte anche lo spot sulle reti Mediaset dove il popolarissimo Alberto Castagna, ancora convalescente dalla lunga malattia che l’ha colpito, presta la voce per un fuori campo: «La via di San Francesco è un appuntamento con la storia! È la prima grande opera del Terzo millennio», si sente, mentre sullo sfondo corre la cartina con il percorso della mattonata. «Il presentatore tv sollecita perciò «a dare il proprio personale contributo a un progetto che permetterà agli uomini e alle donne di tutto il mondo di far parte, in prima persona, di una grande iniziativa». Quindi una postilla: «Al sottoscrittore verrà comunicato entro 90 giorni il posizionamento del mattone sulla Via di San Francesco». La disposizione dei mattoncini con i nominativi è opera di un apposito software.

Torniamo ai costi: se un mattone costa tra le 600 e le mille lire, dove finiscono le altre 84 mila? (Ne vanno aggiunte poi altre 15 mila per spese postali che riguardano l’accusa di ricevuto versamento direttamente all’indirizzo di ogni singolo sottoscrittore, portando così il conto complessivo a 100 mila tonde tonde). Risponde il sindaco: «La “Giubileo 2000 S.p.a.” ha il compito di promuovere il marchio di Assisi (una colomba bianca inscritta nel rosone tipico della facciata della basilica di Assisi), il Comune ha registrato il logo in tutto il mondo, l’ha conferito alla S.p.a., di cui possiede il 51 per cento, e questa l’ha commercializzato dando la possibilità ad aziende e imprenditori di utilizzarlo in cambio di un versamento di royalties che vanno direttamente nelle casse dell’amministrazione comunale».

Tra gli sponsor figurano, naturalmente, il Comune di Assisi, l’Azienda di promozione turistica dell’Umbria, il Club Santa Chiara, la Cassa di Risparmio del capouogo, il Centro internazionale per la pace tra i popoli e la stessa Regione, che però ha fatto sapere di non aver mai dato nessuna autorizzazione all’adesione. Il tutto «con il sostegno delle Famiglie Francescane e del vescovo di Assisi»… Prosegue il sindaco: «Alla Spa vanno i soldi delle spese e l’utile. Il “quanto” lo stabilisce il Comune di volta in volta e a seconda dei casi. Diciamo che su 100 lire all’amministrazione ne vanno 60 e 40 alla S.p.a. Di queste 40, 30 sono di spese e ne restano 10. Di quest’ultime, la metà vengono redistribuite ai 70 soci. Il Comune emette la delibera volta per volta perché vuole ampia discrezionalità di scelta anche sul tipo di sponsor. Se la Spa fa per esempio un contratto con la Nestlé, questo deve passare per l’approvazione della giunta… anche per evitare di trovare un domani il logo della mattonata persino sulle scatole dei preservativi… Sarebbe sconveniente».

Fin qui i conti secondo il sindaco. Secondo Giuliano Vitali, invece, medico all’ospedale di Assisi ed ex sindaco della giunta di sinistra, sconfitto da Bartolini nel 1997, non sarebbero affatto questi e tutta l’operazione diverrebbe quantomeno «poco trasparente»: «Il sindaco omette l’esistenza di un’altra società: la Stadio 2000 S.r.l., capitale sociale 20 milioni di lire, il cui titolare è Egidio Ballerini, l’ex arbitro», incalza. Ovvero, il suggeritore del sindaco, il vero detentore della titolarità dell’idea della «mattonata». «Il contratto tra la Giubileo S.p.a. e la Stadio 2000 S.r.l. recita che se gli sponsor vengono procacciati direttamente dalla Stadio, la srl si trattiene direttamente alla fonte il 50 per cento», sostiene Vitali, il quale ritiene che tra le due società siano state stabilite delle quote rigide di divisione su ogni singolo mattone». Per i primi 40 mila alla Giubileo 2000 va il 30 per cento e alla Stadio 2000 il 70, 35 mila lire alla prima e 50 alla seconda; da 40 mila a 200 mila mattoni il rapporto cambia al 60 e al 40 per cento; da 200 a 300 mila mattoni le due società si dividono a mezzi le entrate, oltre i 400 mila mattoni il rapporto s’inverte nuovamente: un 40 per cento per la Giubileo e 60 per la Stadio.

Ma il progetto c’è o no? Le stranezze, tuttavia, non vengono mai da sole. Come i guai, del resto. Così, se lo scorso settembre l’amministrazione di Assisi calcolava di aver venduto «già più di 30 mila mattoni», ora ritiene di essere a una quota oscillante tra i 40 e i 50 mila. Tanto che il sindaco si dice sicuro di poter partire «a giugno con un primo stralcio di lavori». Quesito d’obbligo: ma il progetto definitivo dell’opera c’è o non c’è? Secondo l’interrogazione parlamentare presentata ancora l’8 novembre scorso dall’onorevole Giuseppe Giulietti, deputato umbro dei Ds, all’epoca mancava lo strumento progettuale esecutivo insieme a tutte le necessarie autorizzazioni della sopraintendenza.

Il sindaco sostiene invece che il progetto è stato nuovamente riapprovato dal Consiglio comunale lo scorso 4 febbraio. All’interrogazione di Giulietti, il ministro Giovanna Melandri, poco prima di Natale ha risposto che sia il sopraintendente che il funzionario di zona «posero subito in evidenza le motivazioni perché tale proposta risultava inaccettabile dal punto di vista ambientale», essendo il territorio di Assisi sottoposto a tutela ai sensi della legge n. 1497 del 1939. Tuttavia il 2 marzo scorso è arrivata anche la risposta dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, presidente Giuseppe Tesauro, proprio sul punto in cui Giulietti si chiedeva se la pubblicità del dépliant non potesse intendersi «ingannevole» vista l’assenza del progetto esecutivo e per il fatto che chi ha già acquistato i mattoncini o intende farlo, non ha nessuna garanzia se l’opera non viene realizzata.

Conclude il Garante: «L’on. Giulietti richiama l’attenzione sul fatto che oggetto del procedimento è la pubblicità, che rischia di indurre i consumatori in errore. A tale proposito si osserva che: né la Regione Umbria, né il vescovo e le Famiglie Francescane hanno autorizzato gli operatori a citarli nell’opuscolo quali sostenitori dell’iniziativa; l’impiego della citazione papale rischia di indurre a ritenere che l’esborso vada in beneficenza, laddove l’iniziativa serve un eminente interesse privato, non esplicitato nel messaggio; anche la citazione del progetto e l’indicazione di un’ipotesi di percorso sono improprie, in quanto non è stata ancora ottenuta dai promotori alcuna autorizzazione; infine il messaggio, promettendo di informare i sottoscrittori entro 90 giorni circa il posizionamento del mattone, lascia intendere, contrariamente al vero, che il progetto si trovi ormai nella fase esecutiva». Intanto gli spot sulle reti Mediaset sono stati prontamente sospesi. Come classificare l’iniziativa «un mattone per Assisi»? Al lettore l’ardua sentenza. Il motto del sindaco Giorgio Bartolini intanto è: dare in mano ai privati il più possibile, dalla cultura ai servizi. Coinvolgendo il Comune al minimo ma facendogli guadagnare il massimo. Un refrain ben noto.

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