La giovane sconfitta di de Villepin

Francesco Ronchi

Diario: Anno XI - numero 15 - 14 Aprile 2006

Dopo 12 settimane di contestazione, il Contratto primo impiego (Cpe) è stato ritirato. «Non vi sono le condizioni per mettere in applicazione il Cpe», ha scarnamente commentato Dominique de Villepin. L’articolo 8, che prevedeva un periodo di prova di due anni nonché la possibilità di licenziamento senza giustificazione, sarà sostituito da un dispositivo «in favore dell’inserzione professionale dei giovani in difficoltà».

L’esito di questa vicenda mostra un vincitore e un perdente. Il vincitore è il movimento studentesco. Tre mesi fa nessuno avrebbe scommesso su una vittoria così schiacciante del movimento anti Cpe. A febbraio, le prime mobilitazioni dei sindacati erano infatti apparse fragili, flebili, incapaci di parlare al Paese. Il Partito socialista aveva allora preferito lasciar sfumare la contestazione. Tuttavia, l’impotenza e le timidezze dell’opposizione istituzionale hanno paradossalmente prodotto un effetto contrario, liberando le energie del movimento studentesco.

La risolutezza e la costanza della mobilitazione studentesca è stata impressionante, ha bloccato il Paese senza mai cedere alle tentazioni del settarismo. Se il governo ha dovuto fare retromarcia, il merito va (quasi) tutto ai giovani delle università e dei licei transalpini. Lo sconfitto è invece Dominique de Villepin.

Tre mesi fa, il primo ministro era l’astro nascente della politica francese, il gollista purosangue capace di sedurre l’elettorato di sinistra, il solo argine all’avanzata dell’«estremista» Sarkozy. Oggi, dopo la disfatta del Cpe, de Villepin è solo, abbandonato dalla destra parlamentare e persino dal suo mentore Jacques Chirac; nei sondaggi è precipitato a livelli minimi.

La vicenda del Cpe ha mostrato i limiti della strategia politica di de Villepin. Nella prima fase del suo mandato, il discorso del primo ministro puntava a combinare moderazione e solidarietà, fondandosi sulla difesa del modello sociale francese. L’obiettivo era chiaro: posizionarsi al centro ed emarginare all’estrema destra il suo avversario Sarkozy, bruciandolo così nella corsa per le presidenziali. Dopo la sommossa delle banlieues del novembre 2005, de Villepin era convinto di aver centrato il suo obiettivo, di aver neutralizzato Sarkozy incastrandolo su posizioni lepeniste. Da quel momento, per Dominique de Villepin si apre una nuova fase: il suo discorso si trasforma, spingendosi sempre più sui temi di Sarkozy. Vuole fare terra bruciata attorno al ministro degli Interni riappropriandosi delle sue parole d’ordine. Tuttavia, il premier commette due errori fatali: sottovaluta la vitalità dei movimenti sociali francesi, e, soprattutto, pensa che Sarkozy sia già fuori dai giochi quando invece sarà proprio quest’ultimo a dargli il colpo di grazia. Per certi versi, il fallimento del Cpe è la rivincita di Sarkozy su de Villepin.

È stato infatti Sarkozy, il leader dell’Ump, a scomunicare il primo ministro con una mossa inaspettata e spregiudicata. Proprio nel momento in cui la protesta si faceva più dura, il ministro degli Interni ha invitato al dialogo e al compromesso, sconfessando la linea di fermezza sostenuta da de Villepin. In questo modo, de Villepin si è trovato accerchiato, stretto tra la contestazione studentesca e la fronda dell’Ump. Tuttavia, la disfatta di de Villepin non rafforza Sarkozy. Per scaricare il primo ministro, Sarkozy ha rivelato una spregiudicatezza estrema, in contrasto con la sua retorica «antipolitica». L’immagine di coerenza, fermezza e chiarezza ha fatto posto all’opacità della lotta di potere. Il leader dell’Ump è stato addirittura capace di sconfessare quei princìpi di liberismo sui quali aveva impostato la sua corsa verso l’Eliseo. Inoltre, in Francia, il clima politico è cambiato. Nel 2002, la campagna elettorale si giocò sul tema dell’insicurezza fisica, avvantaggiando il discorso dell’estrema destra. La vicenda del Cpe ha invece imposto al dibattito politico i temi dell’insicurezza sociale, della disoccupazione e della precarietà, consentendo un inaspettato recupero della gauche socialista.

francescoronchi@ifrance.com

Ricercatore presso l’École doctorale

dell’Istitut de etudes politiques

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