Scene di lotta di classe al supermarket

Francesco Abiuso

Diario: Anno XIV - numero 6 - Aprile 2009

Si dispiacciono di dover salutare. Ma la marea di clienti del sabato pomeriggio sta montando e occorre prendere posizione. È il loro ultimo giorno di lavoro assieme e se lo vogliono proprio godere. Da lunedì ritornerà il caos. «Due mesi ci abbiamo messo a recuperare la situazione», scrolla il capo Enzo, amaro. «Li vedi quelli, là fuori? Ogni giorno entravano, si servivano al banco frigo o agli scaffali, si infilavano in tasca le buste di affettati e le lattine di birra e se provavi a fermarli ti rispondevano: “che vuoi?”. Eravamo riusciti a riportare la legge, ma adesso…».

Supermercato nel centro di Legnano, città di provincia fra Milano e Varese. I tartari sono alle porte tutti i giorni e ben visibili sul confine: a pochi metri dall’entrata del market, il giardinetto ospita romeni e marocchini che alle due e mezza del pomeriggio stanno terminando il pranzo.

Al di qua della vetrata, invece, ci sono Enzo e “Bruce”, a mantenere l’ordine fra chilometriche scansie piene di barattoli, confezioni gran formato e, di questi tempi, uova di Pasqua. Sono qui dall’inizio dell’anno, da quando il costante crescere di furti e furtarelli ha costretto la direzione del supermercato a investire più soldi per la sicurezza. Enzo di mestiere fa la guardia giurata, ha la divisa con tanto di stemma, la pistola nella fondina, una corporatura leggermente pingue. Dopo sei anni da custode notturno nei cantieri edili di Milano, e tre scatti d’anzianità, prende 1.200 euro al mese.

Bruce invece è smilzo, e il suo sguardo si muove a scatti. Indossa jeans e felpa, porta gli occhiali da sole calati fra i riccioli cosparsi di gel. È originario della Basilicata. La sua agenzia d’investigazioni, di Varese, l’ha mandato a Legnano in qualità di esperto antitaccheggio: il suo compito è spostarsi in borghese fra le corsie, adocchiare i tipi sospetti (spesso la segnalazione arriva dalle cassiere), seguirli fino all’uscita e agguantarli una volta oltrepassate le casse. La linea che, ai fini giudiziari, separa la “svista” dal reato contro la proprietà.

In caso di emergenze, vigilantes e addetto antitaccheggio possono identificare il presunto ladro. Ma se questo tenta di scappare, bisogna per forza avvertire la polizia: questo può un incaricato di pubblico servizio, con meno poteri di un pubblico ufficiale.

Bruce ha 36 anni, un passato da buttafuori, e guadagna sei euro all’ora. Si chiama, in realtà, Daniele: il nomignolo glielo lo ha dato Enzo, quando un giorno l’ha visto entrare con un paio di bastoni nunchaku (quelli delle arti marziali) e lasciarli, pronti all’uso, nel gabbiotto dell’assistenza clienti. «È un po’ troppo convinto di quello che fa», confida la guardia giurata, appena il collega in borghese scompare dietro gli scaffali.

Poi ecco tornare Bruce a mani vuote (un filippino sospetto si aggirava con un marsupio allacciato in vita, con etichetta antitaccheggio in evidenza: allarme rientrato quando il sospettato se l’è tolto di dosso e ha pagato). Nonostante i contratti a scadenza si susseguano, e senza alcuna copertura assicurativa in caso di malattia, il lavoro l’ha preso come una missione: «Quando sono arrivato qui era un casino. Ma mi sono bastati due giorni per trovare le zone del supermercato più a rischio di furto. C’era un tizio, credo romeno, che veniva tutti i giorni e con fare strafottente si infilava le buste di affettati nei jeans. L’ho fermato una volta, due. Alla terza si è presentato con altri suoi amici che si sono messi in attesa davanti alle casse. L’ho accompagnato fuori e ci siamo “chiariti”» – dice con sottinteso – adesso mi rispetta. La regola è questa. Devi sapere come farti rispettare».

Negli ultimi giorni, quando Bruce era di turno, chiedeva alla società di vigilanza di mandare a Legnano Enzo, e lo stesso faceva Enzo. Una coppia perfetta, amante del rischio. «Faccio questo lavoro perché mi piace l’azione – dice Bruce – quando lavoro alla Decathlon, invece, ci sono solo furbetti: rubano il cappellino con il logo della Nike, ma quando li becchi lo restituiscono e chiedono pure scusa». Al market di via De Gasperi è diverso. Molti «spavaldi» ti ringhiano contro: è qui che bisogna sapere come e quando restare silenzio.

Da qualche mese, però, la guerra contro il popolo delle panchine di fronte al supermercato non ha impedito ai due di notare l’emergere di un altro tipo di furti: sempre più gente che al supermercato ruba per necessità. Le merci più arraffate restano (si legge nel Barometro dei furti nel retail, commissionato ogni anno dalla società Checkpoint systems) lamette da barba, cartucce per stampanti, formaggi pregiati, ed è refurtiva da professionisti, che puntano a quello che vale di più e costa meno rischi (uno dei prodotti più volatili di sempre sono le bustine di zafferano, per questo le mettono vicino alle casse).

Ma accanto al ladro di mestiere sono in costante aumento gli insospettabili. E cioè ladri per sfida (della serie: trecento euro di spesa sullo scontrino e un whisky da cinque euro sotto la giacca), ma anche chi ruba per mangiare. Anziani, pensionati, disoccupati. Rapinatori goffi e atipici, dicono gli psicologi: rubano poco e scelgono prodotti a basso prezzo, istintivamente, per limitare il danno. Un indizio è dato proprio dalle tipologie di merci che rispetto a un anno fa risultano in ascesa sul fronte dei beni più sottratti: carni e salumi (più 1,3 per cento), abbigliamento (più 0,2), profumi e cosmetici (più 1,8).

«Quando li prendi arrossiscono», aggiunge Bruce, e si mette a raccontare di una signora inseguita di nascosto fino al reparto macelleria, all’orario in cui al bancone manca l’inserviente. «Mi fermo a pochi metri da lei e vedo che apre una confezione di bistecche e infila il contenuto in un’altra scatola. La seguo fino all’uscita, ma quando la cassiera mi guarda, faccio segno che è tutto ok. Che altro avrei dovuto fare?».

Se ne vedono tante, e ogni giorno: sacchetti di verdura riempiti di nuovo dopo averli già pesati ed etichettati, confezioni di salsicce rinvenute in fondo al banco frigo con un buco in più e una salsiccia in meno. A giocare a guardie e ladri si diventa esperti di gesti, fisiognomiche, trucchi. Uno dei più noti è foderare la borsa con una pellicola di alluminio (o una busta antigelo) per respingere le onde del sistema antitaccheggio. I più agguerriti fra i supermarket, per questo motivo, hanno piazzato i metal detector all’ingresso. Ma si ovvia anche a questo: si recupera della stagnola all’interno del supermercato, se ne applica qualche foglietto sulle etichette dei prodotti.

Tecniche da professionisti. Chi ruba per bisogno spesso non sa nemmeno cosa sta facendo: «Quando sarà stato, qualche settimana fa?– dice Enzo – Una ragazzina di 16 anni passa attraverso i varchi elettronici e l’allarme si mette a suonare. In tasca le trovo l’etichetta, ma nessun prodotto. Lei resta in silenzio. Solo quando abbasso lo sguardo riconosco le scarpe che il market vendeva in promozione. Aveva fatto un cambio, il vecchio con il nuovo. Servendosi direttamente al reparto calzature».

In gergo tecnico, i furti nei supermercati rientrano in quella voce dei passivi che si chiama «differenze inventariali»: vi si includono anche le merci smarrite, gli errori contabili, e c’è anche una buona dose di furti compiuti dagli stessi dipendenti infedeli, che spesso lasciano la merce negli imballaggi per andarla a recuperare fra gli scarti. Le catene di market non parlano molto volentieri di questo ammanco. Un passivo economicamente consistente può apparire agli occhi esterni come un segno di debolezza. Ma che la sottrazione fra merci in entrata e quelle in uscita (senza passare per lo scontrino) di questi tempi dia risultati sempre più grandi è assodato: il Barometro ha registrato nel 2008 un danno di oltre 3 miliardi per i supermercati italiani, circa l’1,28 per cento del fatturato, con una crescita del 4,1 per cento in volume della merce mancante all’appello dal luglio del 2007 al giugno del 2008. Dopo anni di costante diminuzione, dal 2006 il fenomeno ha ripreso a crescere, nei centri commerciali, ma soprattutto nei discount e nei market di prossimità. Così come la spesa per la prevenzione: in Italia quasi 800 milioni all’anno, oneri riversati su ciascun consumatore con circa 164 euro in più sullo scontrino.

Scordatevi dotazione e tecnologie da film, però. Telecamere a circuito chiuso e consolle di controllo esistono, ma costano. Per questo mica tutti ce le hanno. La tecnologia ha portato da tempo sul mercato le etichette in radiofrequenza (in sigla Rfid) da infilare negli oggetti sin dalla produzione e in grado di essere captate anche a distanza. Ma un’etichetta Rfid costa dai 25 ai 60 centesimi, se la si usa per le merci più pregiate è già un lusso. Quelle più classiche, invece, costano 3-5 centesimi di euro: se per proteggere una bottiglia di liquore o un dvd vengono ancora considerate convenienti, per un pacco di pasta nemmeno se ne parla. Così – riferisce il titolare di una ditta di sistemi antifurto del Milanese – ci sono molti supermercati che applicano appena duemila etichette ogni 3-4 mesi. E non mancano nemmeno quelli che decidono di farsi montare falsi varchi antitaccheggio, completamente vuoti all’interno. L’effetto deterrente basta e avanza.

Quanto alle squadre antitaccheggio, le più agguerrite si dice siano quelle di Esselunga, sconosciute persino ai dipendenti del supermercato (se non al direttore) e in continua rotazione tra una sede e l’altra. Ma la maggior parte delle catene, per questo lavoro, si rivolge alle agenzie di investigazioni, soprattutto per risparmiare.

«Eccolo, eccolo». Un sospetto sta passando con baldanza davanti alle casse. Bruce s’infila nel punto accoglienza e si mette a fissare un monitor con le immagini del sistema a circuito chiuso. Esce, scavalca di slancio il blocco che chiude il passaggio dalla cassa non in funzione e va all’inseguimento. Torna a mani vuote e si mette di nuovo al monitor. Nel frattempo arriva Paolo, ex poliziotto e vigilante e ora portinaio in un palazzo a pochi metri dal supermercato. La vita era dura anche dieci anni fa – assicura – e il suo nome erano arrivati a scriverlo con lo spray sotto l’insegna del supermarket, minacce di morte comprese. «Una volta c’erano due ubriachi, si prendono una cassa di birra e non volevano pagare. Li ho inseguiti, uno ha spaccato una bottiglia e minacciava di tagliarmi la gola. Allora… raccontaglielo tu, Anna, come li ho fatti volare!», dice rivolto a una commessa. E questa smette per un attimo di passare bottiglie e sacchetti sopra il lettore ottico, si gira e mima.

Lo sguardo tra i due è pieno d’intesa. «È stato nell’antimafia», dice Enzo dell’ex collega, con ammirazione. «Lavorare in polizia? A me non mi ci vorrebbero mai – sospira Bruce – Il mio passato non me lo permetterebbe… E poi ci vuole coscienza, anche a fare rispettare la legge. Se fermi una persona e la sua patente è scaduta da una settimana, devi capire se non è stata rinnovata apposta oppure perché non c’erano i soldi per farlo. È come mettersi a denunciare chi ruba per mangiare».

Scorrono uno dietro l’altro i carrelli. Sul lato anteriore, il supermercato ha attaccato uno slogan scaccia-crisi: «Capovolgi il tuo punto di vista», invita, e sotto c’è il segno di un sorriso rovesciato. L’ottimismo come leva dei consumi, o viceversa: iniziare a comprare per cambiare la situazione.

Ma l’ottimismo non basta a pagare e bisogna mangiare lo stesso. Eppure, proprio ora che cresce il numero di attentati alla proprietà (si rischiano fino a tre anni di carcere e 516 euro di multa, ma attenzione a non spingere la cassiera perché diventa rapina impropria e gli anni sono dieci), la coppia Bruce-Enzo è destinata a essere separata. «Ora che abbiamo fatto diminuire i furti, la direzione del supermercato ha deciso di tagliare il nostro orario di lavoro». Da lunedì, 9-17, ci sarà solo Bruce dell’antitaccheggio a tenere d’occhio due piani di magazzino. Dalle 17 alle 20, il momento più critico, arriverà invece la guardia giurata: «Ma non sarò io – dice Enzo, – non ne vale più la pena. Tanto “loro” saranno di più».

Fine della legge: proprio quando le cose sembravano tornate a posto. Il presidio è da smantellare, e ad abbatterlo non sono i nemici là fuori ma chi sta in alto. Tagli e tagli, anche nel settore della sicurezza. Verrà anche per Bruce ed Enzo il tempo di stringere la cinghia? Nel frattempo, che almeno l’ultima giornata trascorra nell’ordine. In posizione: uno fra la gente che spinge i carrelli, l’altro alle spalle delle cassiere. «Sa qual è la più grande soddisfazione? – confida Enzo – Quando una vecchina mentre sta uscendo allunga la mano e ti ringrazia». Sempre che con l’altra non stia nascondendo qualcosa nella borsa…

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